
venerdì 3 ottobre 2003
IL MOTIVO PER CUI JOHNNY DEEP NON HA MAI TOLTO IL BANDANA PER TUTTO IL FILM !!!
Ecco cosa succede a che mette le mani sul tesoro di Cesare Ragazzi !!
di gionueinshow, 16:53
3 Commenti
lunedì 8 settembre 2003
Rispunta minacciosa all’orizzonte la bandiera rabberciata dei pirati.
Gli ultimi avvistamenti portavano la firma di Renny Harlin ( CORSARI ) e soprattutto di Polansky ( il sottovalutato PIRATI ).
Tocca questa volta a GORE VERBINSKY levare l’ancora dall’isola della TORTUGA , ma non prima di aver reclutato il suo equipaggio nelle migliori bettole dello star system hollywoodiano.
A Johnny Deep spetta il ruolo di capitano, e con il suo stralunato e adorabile “Jack The Sparrow” sembra ancora non essersi ripreso dai bagordi lisergici di PAURA E DELIRIO A LAS VEGAS. Orlando Bloom , quasi irriconoscibile senza orecchie a punta , incarna alla perfezione l’eroe ingenuo e romantico ( Will Turner ) perdutamente innamorato della bellissima Keira Knightely ( Elisabeth Swann ) , mentre Geoffrey Rush completa la prima fila con il suo Barbarossa , pirata spietato e terribilmente carismatico.
Rimpolpata la ciurma con un pugno di comprimari ( giusto per fare numero ) , il regista di THE RING ha potuto finalmente levare gli ormeggi e godersi il viaggio in tutta tranquillità , visto che la rotta segnata dagli sceneggiatori è davvero priva di pericoli e che la nave messa a disposizione dalla Disney ( oltre alla qualità dell’equipaggio ) è a prova di cannonate.Capitan Gore dirige poi tenendo ben saldo il timone , non lasciandosi incantare dalle sirene e rispettando al millimetro cartine e correnti.
Tecnicamente pare essersi ispirato ( oltre che alla “ risaputa ” attrazione per famiglie ) al famoso giochino della settimana enigmistica : ha raccolto una dose massiccia di citazioni situazioni “ di genere “ e le ha unite con un unico tratto . A dare sostegno ( e una brezza di freschezza ) al suo lavoro, una sceneggiatura intelligente che mescola sapientemente tematiche “ fantastiche “ al susseguirsi incessante di arrembaggi, duelli, tesori e isole nascoste.
Ne vien fuori un film che ha proprio nella perfezione il suo limite evidente.
La Maledizione della Prima Luna è infatti un ‘opera che non stimola altri sensi oltre alla vista. Ci sarebbe piaciuto un film che parlasse di più al cuore, un film che sapesse di sporcizia e rum , di umidità e legno marcio. Ci ritroviamo invece un film bidimensionale, che mantiene inalterata la distanza tra spettatori e schermo. Un film bello a vedersi ma che sa di plastica, proprio come l’attrazione da cui prende ispirazione.
Un film perfetto ( l’aggettivo è ricorrente ) per una serata all’insegna dell’intrattenimento puro , ma decisamente incapace di rievocare le gesta di bucanieri e corsari che tante volte da ragazzini ci avevano spinto a sfidare il mondo con una benda sull’occhio.
di gionueinshow, 16:48
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lunedì 1 settembre 2003
Orecchie allenate non avrebbero avuto difficoltà nel tradurre il continuo brusio della sala, tramutatosi in una “cantilena” costante dopo appena mezz’ora di film : “… Speriamo che si incazza, speriamo che si incazza , speriamo che si incazza…” E si , perchè senza il golia verde impegnato a radere al suolo laboratori nucleari e centri abitati si rischia ripetutamente l’abbiocco.
C’è davvero poco di che divertirsi .
Lento ( in alcuni tratti irritante ) in tutte le fasi in cui non compare il verdone. Gradevole ( ma non certo epocale ) nelle sequenze in cui il Dott. Banner si ingrifa aumentando di taglia e prendendo a calci e pugni tutto quello che gli sbarra la strada.
DAVVERO Poco condivisibile la scelta stilistica di Ange Lee , che si impantana a metà strada tra il BATMAN di Burton e lo SPIDERMAN di Raimi.
E considerata la mole del protagonista , risulta subito improba l’impresa di tirarsi fuori dal guado.
Tutta l’attenzione del regista di Taiwan è rivolta ai tormenti del protagonista tralasciando colpevolmente l’azione ( cribbio, dopotutto è un comix –movie ).
Il suo errore più grande quello di “sedare “ la furia distruttiva del golia verde puntando più ad una trasposizione moderna dell’eterno dilemma del “Dottor Jeckil e di Mister Hyde” che del classico della MARVEL.
Discutibili anche soluzioni tecniche come il “picture in picure “ ( soluzione oramai obsoleta persino per i fanatici dell’ AVID CINEMA ) che stride notevolmente con la seriosità che permea tutta la pellicola.
Notevole poi il cast : Eric Bana sembra Pieraccioni con la faccia stravolta da una consistente cura di raggi gamma mentre la Connely è soporifera quanto una tisana di valium dopo un pranzo di matrimonio. E’ naturale che in questo scenario desolante il pur bravo Nick Nolte faccia la parte del fenomeno.
In definitiva un film triste, con un prologo che avrà fatto venire la pelle verde ai puristi del comix marvel ed un epilogo che li avrà definitivamente fatti incazzare.
“ Due coglioni quanto una casa “ – è stato il primo commento carpito durante la migrazione del pubblico verso l’uscita e in effetti , dando una sbirciata , non si contavano gli slip da uomo lacerati abbandontati per terra insieme a lattine vuote di Pepsi e buste di pop-corn.
di gionueinshow, 16:45
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giovedì 19 giugno 2003
voto : 6,5
Jim si risveglia nel letto di un ospedale deserto, di una città deserta in un paese deserto. Tutto a causa di un “ virus ” sperimentato sulle scimmie e diffusosi (quasi) accidentalmente 28 giorni prima in seguito all’irruzione nei laboratori di ricerca da parte di un gruppo antivivisezionista . In pieno periodo post SARS e dopo una sana (?) scorpacciata di termini quali “guerra batteriologica” , “rischio biologico” e “antrace” , si torna fortunatamente a parlare di innocui virus cinematografici.
A inocularceli è l’autore di TRAINSPOTTING e UNA VITA ESAGERATA , questa volte alla prese con una “semplice” storia di fantascienza.
Il suo “28 giorni dopo” è un treno lanciato a tutta velocità su binari poco sicuri. Prosegue spedito verso la meta ma è latente l’impressione che basterà una traversina mancante a farlo deragliare. E così per tutto il primo tempo ci si gode il viaggio. Danny Boyle dipinge con efficacia la sua Londra “ post olocausto. Una città fantasma popolata dal silenzio , dalle lattine di Pepsi e da un ‘orda di famelici “infettati” , simil zombies molto più pimpanti rispetto all’abusato modello “ Romero ”.
L’atmosfera ( zombie a parte ) ci riconduce direttamente ad un serial tv mito per la generazione a cavallo 60/70 : ricordate “I Sopravvissuti” ?
Boyle fa gran dispendio di sequenze che durano attimi ma più che una scelta stilistica sembra uno stratagemma per sopperire ad un il budget non certo elevato e comunque il montaggio frenetico spesso stride con il senso di “staticità e di oppressione” che il regista vuole alimentare. Nonostante tutto per almeno un’ora buona l’atmosfera resta “piacevolmente opprimente”.
I problemi iniziano quando si imbocca il binario morto nei pressi di Manchester in direzione del “presidio dell’esercito”.
Complice il virus ( evidentemente mutageno ) tutto si trasforma, Cillian Murphy diventa Van Demme e il film deraglia definitivamente trasformandosi in una sorta di “ACCERCHIATO” con tutta una serie di agguati e vendette trasversali alla Johnny Rambo. Davvero un epilogo improponibile.
Alla fine , a parte il senso di incompiuto, restano le tante citazioni: oltre alla già citata serie Tv e al classicissimo di George Romero, evidenti i riferimenti a L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE ( il prologo ), L’OMBRA DELLO SCORPIONE ( la sequenza nel tunnel stradale ) e addirittura il GLADIATORE ( “l’esecuzione” nel bosco ricorda molto quella tentata ai danni di Russel “Scorbutico” Crowe).
di gionueinshow, 16:35
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giovedì 19 giugno 2003
voto : 7
Questo film dura un tempo solo, ma non abbiate paura.
Quell’ora abbondante è più che sufficiente a non farvi rimpiangere un solo centesimo di euro.
Perché più che rimpiangere qui c’è solo da piangere. Dalle risate.
Tom Shadiac ci consegna un Jim Carrey in forma smagliante , addirittura straripante nelle vesti di “Bruce” il reporter disilluso e in conflitto con Dio per tutto quello che ( non ) gli ha riservato nella vita.
E sarà proprio DIO “in persona” ( un simpatico Morgan Freeman ) a prendersi la sua vendetta, cedendo per una settimana tutti i suoi poteri al buon Bruce e osservando interessato il suo operato. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità “ ( Spiderman docet ) e tutte le trovate che riempiono le prima parte del film sono da sbellicarsi dalle risate. Il regista combina sapientemente la verve interpretativa di Jim Carrey a trovate davvero irresistibili. Dall’intervista alle vecchiaccia alle Niagara Falls, fino al primo incontro con DIO e al relativo sistema per saggiarne le reale onnipotenza ( mani dietro la schiena … ), passando per tutte le “macchiette” col cane e la delirante sequenza in cui si accanisce in diretta contro l’odiato collega Anchorman.
Insomma, gli spunti per una sana risata sono davvero tanti e le luci dell’intervallo sveleranno più di qualche occhio lucido e rigato dalle lacrime.
Nel secondo tempo il ritmo rallenta e il film vira decisamente verso la classica commedia dai buoni sentimenti ( ma la scena con la casa invasa dai post-it è davvero deliziosa ), con conseguente calo del picco qualitativo. Per usare una metafora calcistica potremmo tirare in ballo la squadra di calcio che parte alla carica travolgendo l’avversario nei primi 45 minuti con un ritmo infernale e un pressing asfissiante per poi passare ad amministrare il risultato nei restanti 45 minuti.
Ma il vantaggio accumulato nel primo tempo è davvero difficile da dilapidare. Per una serata spassosa all’insegna del buon umore grazie ( e non solo ) ad un Jim Carrey che è ormai riduttivo definire solo “l’erede di Jerry Lewis “.
di gionueinshow, 16:32
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