voto : 6,5
Jim si risveglia nel letto di un ospedale deserto, di una città deserta in un paese deserto. Tutto a causa di un “ virus ” sperimentato sulle scimmie e diffusosi (quasi) accidentalmente 28 giorni prima in seguito all’irruzione nei laboratori di ricerca da parte di un gruppo antivivisezionista .
In pieno periodo post SARS e dopo una sana (?) scorpacciata di termini quali “guerra batteriologica” , “rischio biologico” e “antrace” , si torna fortunatamente a parlare di innocui virus cinematografici.
A inocularceli è l’autore di TRAINSPOTTING e UNA VITA ESAGERATA , questa volte alla prese con una “semplice” storia di fantascienza.
Il suo “28 giorni dopo” è un treno lanciato a tutta velocità su binari poco sicuri. Prosegue spedito verso la meta ma è latente l’impressione che basterà una traversina mancante a farlo deragliare. E così per tutto il primo tempo ci si gode il viaggio. Danny Boyle dipinge con efficacia la sua Londra “ post olocausto. Una città fantasma popolata dal silenzio , dalle lattine di Pepsi e da un ‘orda di famelici “infettati” , simil zombies molto più pimpanti rispetto all’abusato modello “ Romero ”.
L’atmosfera ( zombie a parte ) ci riconduce direttamente ad un serial tv mito per la generazione a cavallo 60/70 : ricordate “I Sopravvissuti” ?
Boyle fa gran dispendio di sequenze che durano attimi ma più che una scelta stilistica sembra uno stratagemma per sopperire ad un il budget non certo elevato e comunque il montaggio frenetico spesso stride con il senso di “staticità e di oppressione” che il regista vuole alimentare. Nonostante tutto per almeno un’ora buona l’atmosfera resta “piacevolmente opprimente”.
I problemi iniziano quando si imbocca il binario morto nei pressi di Manchester in direzione del “presidio dell’esercito”.
Complice il virus ( evidentemente mutageno ) tutto si trasforma, Cillian Murphy diventa Van Demme e il film deraglia definitivamente trasformandosi in una sorta di “ACCERCHIATO” con tutta una serie di agguati e vendette trasversali alla Johnny Rambo. Davvero un epilogo improponibile.
Alla fine , a parte il senso di incompiuto, restano le tante citazioni: oltre alla già citata serie Tv e al classicissimo di George Romero, evidenti i riferimenti a L’ESERCITO DELLE 12 SCIMMIE ( il prologo ), L’OMBRA DELLO SCORPIONE ( la sequenza nel tunnel stradale ) e addirittura il GLADIATORE ( “l’esecuzione” nel bosco ricorda molto quella tentata ai danni di Russel “Scorbutico” Crowe).
voto : 7
Questo film dura un tempo solo, ma non abbiate paura.
Quell’ora abbondante è più che sufficiente a non farvi rimpiangere un solo centesimo di euro.
Perché più che rimpiangere qui c’è solo da piangere. Dalle risate.
Tom Shadiac ci consegna un Jim Carrey in forma smagliante , addirittura straripante nelle vesti di “Bruce” il reporter disilluso e in conflitto con Dio per tutto quello che ( non ) gli ha riservato nella vita.
E sarà proprio DIO “in persona” ( un simpatico Morgan Freeman ) a prendersi la sua vendetta, cedendo per una settimana tutti i suoi poteri al buon Bruce e osservando interessato il suo operato. “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità “ ( Spiderman docet ) e tutte le trovate che riempiono le prima parte del film sono da sbellicarsi dalle risate. Il regista combina sapientemente la verve interpretativa di Jim Carrey a trovate davvero irresistibili. Dall’intervista alle vecchiaccia alle Niagara Falls, fino al primo incontro con DIO e al relativo sistema per saggiarne le reale onnipotenza ( mani dietro la schiena … ), passando per tutte le “macchiette” col cane e la delirante sequenza in cui si accanisce in diretta contro l’odiato collega Anchorman.
Insomma, gli spunti per una sana risata sono davvero tanti e le luci dell’intervallo sveleranno più di qualche occhio lucido e rigato dalle lacrime.
Nel secondo tempo il ritmo rallenta e il film vira decisamente verso la classica commedia dai buoni sentimenti ( ma la scena con la casa invasa dai post-it è davvero deliziosa ), con conseguente calo del picco qualitativo. Per usare una metafora calcistica potremmo tirare in ballo la squadra di calcio che parte alla carica travolgendo l’avversario nei primi 45 minuti con un ritmo infernale e un pressing asfissiante per poi passare ad amministrare il risultato nei restanti 45 minuti.
Ma il vantaggio accumulato nel primo tempo è davvero difficile da dilapidare. Per una serata spassosa all’insegna del buon umore grazie ( e non solo ) ad un Jim Carrey che è ormai riduttivo definire solo “l’erede di Jerry Lewis “.